I Giovani sono la linfa ed il futuro del nostro Paese e per questo motivo che la loro crescita e sviluppo vanno tutelati, accompagnati, ma più su tutto è necessario migliorare con un programma specifico da adottare dalla fanciullezza fino alla giovane età adulta. In particolare si possono evidenziare delle aree, ambienti e strutture su cui agire specificatamente al fine di migliorare il loro percorso di vita.
SCUOLA
È il primo vero ambiente e palestra di vita in cui ci si mette alla prova e che prepara al mondo di domani, ma che non è esente da problematiche a cui bisogna far fronte:
1) scarsa SICUREZZA ed eccesso di atti di bullismo che si presentano ogni giorno sempre più numerosi e pericolosi per la vita stessa di un ragazzo, in questo caso si potrebbe istituire un “corpo di servizio d’ordine” costituito da giovani che svolgono il servizio civile o volontariato adeguatamente formati ed informati sulle varie procedure e che operano nel perimetro interno ed esterno di competenza dell’istituto scolastico e dove il loro riferimento funzionale è il preside scolastico;
2) la necessità di definire un sano equilibrio psicologico da parte del corpo docenti (tenuto conto dei casi di abusi sessuali e non solo verificati all’interno delle scuole), gli insegnanti devono superare periodicamente degli esami psicologici, attitudinali e comportamentali effettuati da consulenti o psicologi, figura quest’ultima che dovrebbe essere presente in ogni istituto al fine di monitorare costantemente professori e studenti interfacciandosi con le famiglie, con l’obiettivo di prevenire il verificarsi di casi di abusi e violenze;
3) l’introduzione di una campagna di prevenzione e sensibilizzazione contro l’uso e l’abuso di sostanze psicotrope ed alcool già a partire dai 13 anni con la frequenza degli studenti a seminari condotti da esperti in materia e che si svolgono all’interno degli edifici scolastici o visite guidate presso comunità terapeutiche o cliniche specializzate;
4) l’innalzamento degli anni di frequenza obbligatoria a 19 anni ovvero fino al conseguimento di un diploma possono astenersi da quest’obbligo solo i ragazzi che per necessità interne familiari dimostrano di dover lavorare;
5) un adeguato servizio di orientamento che accompagni lo studente a fare le giuste scelte che riguarderanno sia la scelta del tipo di istruzione superiore secondaria che si intende ricevere sia la scelta riguardante l’indirizzo di facoltà che si vuole frequentare, quindi un servizio che tiene conto sia dei risultati che il ragazzo ottiene sia delle sue capacità palesate, tale servizio si svolgerebbe durante tutto l’ultimo anno di scuola media inferiore e di quella superiore, al fine di evitare scelte sbagliate, cambi in itinere, rendendo il percorso di vita più scorrevole e adeguato alle competenze del giovane;
6) l’abolizione dei debiti e crediti formativi e dei corsi di recupero con un ritorno agli esami di riparazione che si svolgono nel settembre successivo alla chiusura dell’anno scolastico, con la bocciatura dello studente che non supera la prova di recupero;
7) una maggiore implementazione tra scuola e mondo del lavoro attraverso degli stage pratici, periodi di alternanza scuola-lavoro, da svolgere durante il secondo quadrimestre dell’anno per gli istituti professionali, tecnici ed industriali con l’obiettivo di dare una formazione professionale di base ai giovani per permettere loro di approdare al meglio nel mondo del lavoro.
La vera fabbrica dei professionisti di domani che porta un costo in termini di tempo e di denaro da parte delle famiglie e dei giovani che decidono di affrontare tale percorso. Il sistema universitario italiano risulta essere tra i più carenti tra quelli del G8 per come è strutturato il percorso di studio dei vari corsi di laurea, per l’età media dei giovani laureati, per lo scarso stanziamento di fondi destinati alla ricerca, per la mancanza di un adeguato progetto che formi ed indirizzi il giovane laureando al mondo del lavoro ed alla sua professione:
1) il ritorno ai corsi di laurea a ciclo unico di 4/5 anni , l’attuale sistema è costituito da un triennio di base che presenta un numero di esami spropositato alcuni dei quali non necessari, a volte anche 30 esami, e da un biennio di specializzazione che non fa altro che “approfondire” materie già studiate nei primi 3 anni da cui ne consegue un allungamento dell’età di conseguimento del diploma di laurea, con il sistema a ciclo unico si studiano le materie in maniera approfondita una sola volta;
2) l’introduzione di un organo specifico di Quality Assurance all’interno di ogni Università che vada ad indagare con appositi strumenti i motivi che portano ad un conseguimento del diploma di laurea tra gli studenti negli anni fuori corso rispetto alla media nazionale in riferimento a quella specifica tipologia di facoltà che si va a valutare, fornendo così un livello di qualità del servizio reso che va ad influire sulla posizione della stessa struttura universitaria nella graduatoria nazionale;
3) l’introduzione o l’aumento delle ore di tirocinio/stage formativo durante gli ultimi due anni di corso, tenuto conto del numero di esami sostenuti, prima del conseguimento del diploma di laurea con l’obiettivo di dotare il giovane laureando di quel minimo di esperienza/formazione di base che gli fornisce gli strumenti per un approccio più adeguato e sicuro al mondo del lavoro, dato che ad oggi il giovane laureato non è altro che un bravo teorico;
4) una maggiore strutturazione degli esami di lingua inglese e di informatica basati su corsi di 60 ore caduno ed il passaggio da idoneità all’assegnazione di un voto che fa media.
LAVORO
Ad oggi il problema del precariato risulta essere grave all’interno del nostro Paese, se da una parte la legge Biagi ha migliorato la situazione lavorativa dei giovani dando loro delle opportunità per mettersi in gioco, dall’altra parte le varie strutture ed ambienti di lavoro utilizzano a loro favore le condizione che tale legge pone per ottenere una prestazione massima con un basso costo ed a pagarne le conseguenze sono i giovani lavoratori che prima di vedere trasformare il loro contratto da tempo determinato ad indeterminato passano anni, con la mancata opportunità di costruire una famiglia e di darle una base solida per il futuro con tutto ciò che ne consegue anche per la società. Senza trascurare la problematica del lavoro nero che affligge soprattutto il Sud Italia, dove si vedono soprattutto giovani di un età compresa tra i 15 ed i 20 anni che lavorano anche 12 ore giornaliere per pochi euro senza un regolare contratto che riconosca e legalizzi il loro impegno e tentativo di essere indipendenti dalla famiglia di origine. Alcune misure adottabili sono:
1) l’abbassamento del costo del lavoro (IRPEF e IRAP) e la detassazione degli straordinari;
2) la diminuzione del numero di anni dei contratti di apprendistato fino ad un massimo di due anni retribuiti;
3) l’istituzione di una commissione del lavoro all’interno dei vari ambienti lavorativi che tuteli l’operato dei lavoratori e dei giovani in particolar modo e che definisca, tenendo conto dei risultati ottenuti, l’assunzione e quindi il riconoscimento del merito del giovane lavoratore, stabilendo anche i licenziamenti di quel personale che non rende quanto dovrebbe;
4) l’assegnazione di incentivi anche economici ad aziende o enti che assumono a tempo indeterminato giovani lavoratori dopo un periodo di prova, di stage o al termine di un contratto a tempo determinato;